La paura del dentista non è una debolezza
Si chiama dentofobia o ansia odontoiatrica, e riguarda una persona su tre in Italia. Non è una questione di carattere o di sensibilità eccessiva: ha radici precise. Un’esperienza dolorosa in passato — spesso nell’infanzia, quando la soglia del dolore era più bassa e la spiegazione di cosa stava succedendo era assente. Il suono del trapano. L’odore dello studio. La posizione reclinata che toglie il senso di controllo. Il non sapere cosa sta per succedere.
Questi segnali si incidono nella memoria in modo molto più duraturo di un’esperienza neutra. E il problema è che la paura porta a rimandare le cure, le cure rimandate portano a situazioni più complesse, e le situazioni più complesse alimentano la paura. È un circolo che conosciamo bene — e che si può spezzare.
Come accogliamo i pazienti ansiosi: il nostro protocollo
Nel corso degli anni abbiamo sviluppato un approccio specifico per i pazienti che ci scrivono o ci chiamano dicendo “ho molta paura”. Non è un protocollo scritto su carta — è una cultura dello studio che coinvolge tutto il team, dalla segreteria alla poltrona. Ecco come funziona concretamente.
Prima ancora di entrare: la telefonata o il messaggio
Quando un paziente ansioso ci contatta, non fissiamo subito un appuntamento per una seduta operativa. Prendiamo il tempo per capire la storia, le paure specifiche, le esperienze passate. A volte basta sapere di essere ascoltati per abbassare il livello di guardia di qualche grado. Se preferisci scriverci prima su WhatsApp, va benissimo — tanti lo fanno.
La prima visita: nessuna fretta, nessuna sorpresa
La prima visita con un paziente ansioso è sempre dedicata alla conoscenza e alla valutazione, mai alla cura. Entriamo nello studio, ci sediamo, parliamo. Il Dr. di Bari spiega cosa vedrà, cosa farà e perché — prima di fare qualsiasi cosa. L’obiettivo di questa prima seduta è che il paziente se ne vada con meno ansia di quanta ne aveva arrivando.
La tecnica “di’ e fermo”
Prima di iniziare qualsiasi procedura stabiliamo un segnale concordato — di solito alzare la mano — che significa “fermati subito”. Il paziente ha il controllo della situazione in ogni momento. Questa sola consapevolezza, per molte persone, cambia completamente l’esperienza in poltrona. Sapere che puoi fermare tutto quando vuoi è molto diverso da sentirsi in balia.
Tempi dilatati e spiegazioni passo per passo
Non lavoriamo di fretta con i pazienti ansiosi. Ogni passaggio viene spiegato prima di essere eseguito: “adesso metto l’anestetico, sentirai una piccola pressione per qualche secondo, poi aspettiamo insieme che faccia effetto”. Niente sorprese. Niente movimenti bruschi. La narrazione di ciò che sta succedendo abbassa l’attivazione del sistema nervoso autonomo — funziona davvero, non è solo gentilezza.
Musica, luce e ambiente
L’ambiente dello studio è progettato per non essere quel posto che molti ricordano con ansia. Luci calde, musica in sottofondo che puoi scegliere tu, nessun rumore di attrezzature lasciato acceso senza necessità. I piccoli dettagli contano, specialmente per chi è in uno stato di allerta elevata.
Sedazione consapevole: quando serve qualcosa in più
Per i pazienti con ansia severa — quelli che nonostante tutto il resto non riescono a stare in poltrona, o che devono affrontare un intervento lungo e complesso — offriamo la sedazione consapevole. Si tratta di una sedazione leggera con farmaci ansiolitici (generalmente midazolam per via orale o endovenosa): il paziente è sveglio e collaborante, ma profondamente rilassato. Nella maggior parte dei casi non ricorda i dettagli dell’intervento. Non è anestesia generale: non richiede una sala operatoria. Ma cambia completamente l’esperienza per chi ne ha bisogno.
Cosa ci dicono i pazienti che erano terrorizzati
La cosa che ci gratifica di più non sono i casi esteticamente spettacolari — sono le persone che tornano. Quelle che ci scrivono dopo la prima visita per dirci che non se l’aspettavano, che stavano quasi bene, che hanno finalmente preso un secondo appuntamento dopo anni.
“Sono venuta qui con una paura enorme, non andavo dal dentista da sette anni. Ho trovato un ambiente completamente diverso da quello che ricordavo. Mi hanno spiegato tutto, non mi hanno mai fatto sentire stupida per aver aspettato così tanto. Ora vengo ogni sei mesi.”
— Paziente dello studio, Manfredonia“Ho fatto la sedazione consapevole per un intervento importante. Non ricordo quasi nulla, mi sono svegliato che era già finito. Non credevo fosse possibile affrontarlo così.”
— Paziente dello studio, ManfredoniaIl circolo da spezzare: perché rimandare peggiora tutto
Lo diciamo con rispetto, non per far sentire in colpa nessuno: rimandare le cure dentali per paura ha un costo reale. Una carie trascurata diventa una devitalizzazione. Un dente da devitalizzare diventa un dente da estrarre. Un dente estratto e non sostituito causa riassorbimento osseo, spostamento dei denti adiacenti, problemi masticatori. E ogni stadio successivo richiede un intervento più lungo, più complesso — e spesso più costoso.
Non lo diciamo per spaventare: lo diciamo perché lavorare prima, quando il problema è piccolo, significa sedute più brevi, meno anestesia, meno strumentazione, meno tempo in poltrona. La prevenzione non è solo per chi non ha paura: è ancora più importante per chi ce l’ha.
Puoi scriverci prima di prenotare
Se la sola idea di chiamare ti mette ansia, sappi che puoi scriverci su WhatsApp prima di qualsiasi cosa. Raccontaci la tua situazione, dimmi di cosa hai paura, chiedimi qualsiasi cosa. Non c’è nessuna pressione a fissare un appuntamento subito — l’obiettivo è che tu ti senta abbastanza a tuo agio da fare il primo passo, quando sei pronto.
Il numero è 351 1067718. Puoi anche usare il pulsante verde che trovi in fondo alla pagina. Ti rispondo io o il mio team, senza fretta.
Hai paura ma sai che dovresti venire?
Scrivici su WhatsApp o chiamaci. Troviamo insieme il modo di rendere l’esperienza il più serena possibile.
Articolo scritto dal Dr. Luigi di Bari, Studio Dentistico a Manfredonia (FG). Ultimo aggiornamento: maggio 2026.

