Cos’è la parodontite
La parodontite (chiamata comunemente piorrea, o spesso scritta in modo impreciso “paradontosi”) è un’infezione batterica che colpisce il parodonto: il sistema di supporto del dente, composto da gengiva, legamento parodontale e osso alveolare.
A differenza della gengivite, che interessa solo la parte superficiale della gengiva ed è reversibile con una buona igiene, la parodontite scende in profondità e distrugge progressivamente l’osso. Il danno osseo non si rigenera spontaneamente. Una volta perso, quel supporto è perso.
I dati epidemiologici dicono che forme moderate di parodontite colpiscono tra il 40 e il 50% degli adulti italiani. La parodontite grave interessa circa il 10–15%. Il motivo per cui questi numeri sorprendono: nella maggior parte dei casi non viene diagnosticata in tempo, perché nelle prime fasi non fa quasi nulla di male.
Da gengivite a parodontite: il confine che non si vede
Il percorso tipico è questo. Ogni giorno si forma placca batterica sui denti. Se non rimossa accuratamente, si mineralizza in tartaro entro 10–20 giorni. Il tartaro irrita la gengiva e compare la gengivite: gengive rosse, gonfie, che sanguinano. Fino a questo punto si può tornare indietro con igiene domiciliare corretta e una seduta di igiene professionale.
Se la gengivite non viene trattata, i batteri colonizzano lo spazio tra gengiva e dente, quello che i dentisti chiamano tasca parodontale. Da lì, attaccano prima il legamento che ancora il dente e poi l’osso sottostante. Nasce la parodontite. Questo passaggio può avvenire in mesi o anni, a seconda della predisposizione individuale e dei fattori di rischio presenti.
I sintomi da riconoscere
Alcuni segnali si vedono e si sentono prima ancora di sedersi sulla poltrona del dentista:
- Gengive che sanguinano durante lo spazzolamento, il filo interdentale, o anche spontaneamente
- Gengive ritirate: i denti sembrano più lunghi, si vede il confine tra corona e radice
- Alitosi persistente che non migliora con dentifricio o collutorio: l’odore proviene dai batteri nelle tasche parodontali
- Sensibilità al freddo e al caldo lungo il margine gengivale
- Mobilità di uno o più denti, o la sensazione che abbiano cambiato posizione
- Spazi che si aprono tra un dente e l’altro dove prima non c’erano
- Dolore alla masticazione nei casi più avanzati
- Presenza di pus lungo il bordo gengivale
Non tutti i sintomi sono sempre presenti. In molti pazienti il primo segnale è semplicemente la scoperta casuale durante un controllo di routine: il dentista sonda le tasche e trova profondità superiori ai 4–5 mm, che non avrebbero dovuto esserci.
Cause e fattori di rischio
La causa primaria è sempre batterica: i batteri specifici della placca sottogengivale. Ma ci sono fattori che accelerano la progressione in modo significativo:
- Fumo: il fumatore ha un rischio 2–7 volte maggiore di sviluppare parodontite grave. Il fumo riduce l’apporto di sangue alle gengive, maschera il sanguinamento e compromette la risposta immunitaria locale
- Diabete: esiste una relazione bidirezionale. Il diabete peggiora la parodontite; la parodontite non controllata peggiora il diabete, rendendo più difficile il controllo della glicemia
- Predisposizione genetica: alcune persone producono una risposta infiammatoria più intensa ai batteri orali, indipendentemente dalla qualità della loro igiene
- Stress cronico: riduce le difese immunitarie e può favorire comportamenti che peggiorano l’igiene orale
- Farmaci che causano secchezza delle fauci: la saliva ha funzioni protettive; la sua riduzione favorisce la colonizzazione batterica
- Gravidanza: le variazioni ormonali intensificano la risposta infiammatoria a carico delle gengive
Come si cura la parodontite
Non esiste una pillola per la parodontite. Il trattamento standard si chiama scaling e root planing (SRP), noto anche come detartrasi profonda o levigatura radicolare. È una procedura non chirurgica in cui strumenti specifici rimuovono tartaro e biofilm batterico dalle tasche parodontali, fino alla radice del dente, livellando le superfici per rendere più difficile la ricolonizzazione batterica.
Il trattamento si esegue in anestesia locale, per settori (di solito 2–4 sedute), ed è efficace nella grande maggioranza dei casi di parodontite moderata. Dopo il trattamento le tasche si riducono, il tessuto si stabilizza e la progressione si arresta.
Nei casi avanzati, quando le tasche sono troppo profonde per essere trattate solo con la strumentazione non chirurgica, si ricorre alla chirurgia parodontale. L’obiettivo non è estetico: è accedere alle radici per pulirle in modo più completo e, in alcuni casi, rigenerare parte dell’osso perso con tecniche di rigenerazione ossea guidata.
Il percorso tipico nel nostro studio segue questi passaggi:
- 1Screening parodontale: sondaggio delle tasche con sonda millimetrata per misurare la profondità e mappare la situazione
- 2Igiene professionale e istruzione domiciliare: il paziente impara la tecnica corretta di spazzolamento e uso degli scovolini prima ancora del trattamento
- 3Scaling e root planing in anestesia locale: trattamento per settori nelle sedute successive
- 4Rivalutazione parodontale dopo 6–8 settimane: si rimisura la profondità delle tasche per valutare la risposta al trattamento
- 5Chirurgia parodontale se necessario: per i siti che non rispondono al trattamento non chirurgico
- 6Mantenimento parodontale: igiene professionale ogni 3–4 mesi a tempo indeterminato
Il mantenimento parodontale: perché non si smette mai
Questo è il punto che spesso sorprende i pazienti. La parodontite è una malattia cronica: si controlla, non si guarisce nel senso in cui si guarisce da un’infezione batterica comune. Dopo il trattamento attivo, i batteri iniziano a ricolonizzare le tasche entro 3–4 mesi se non si mantiene un piano di igiene professionale regolare.
Per questo il mantenimento parodontale ogni 3–4 mesi (e non ogni 6 come per i pazienti sani) è parte integrante della cura, non un’aggiunta opzionale. I pazienti che lo seguono con costanza mantengono i propri denti per tutta la vita. Quelli che lo abbandonano dopo qualche anno, nella maggior parte dei casi, ricevono notizie che avrebbero preferito non sentire.
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Parodontite e salute generale: un legame che conta
Negli ultimi vent’anni la ricerca ha chiarito un legame solido tra parodontite e salute sistemica. I batteri e i mediatori infiammatori che si liberano dalle tasche parodontali entrano nel circolo sanguigno e contribuiscono a processi infiammatori a distanza. Le principali associazioni documentate:
- Aumento del rischio cardiovascolare (infarto, ictus)
- Peggioramento del controllo del diabete di tipo 2
- Maggiore rischio di parto prematuro e basso peso neonatale
- Peggioramento delle patologie respiratorie nei pazienti anziani
Non si tratta di correlazioni marginali. Studi clinici hanno dimostrato che trattare la parodontite migliora in modo misurabile il controllo glicemico nei diabetici. La bocca non è separata dal resto del corpo, e le infezioni orali non restano orali.
Articolo scritto dal Dr. Luigi di Bari, Studio Dentistico a Manfredonia (FG). Ultimo aggiornamento: giugno 2026.


