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Endodonzia 6 giugno 2026 · 5 min di lettura

Ascesso dentale: cos’è, come si riconosce e cosa fare (senza aspettare)

Dolore pulsante che non passa, guancia gonfia, febbre. O magari un gonfiore che compare quasi senza preavviso, magari su un dente che non ha mai dato problemi. L’ascesso dentale è una delle urgenze odontoiatriche più comuni e tra le più sottovalutate: non passa da solo, e ignorarlo può portare a conseguenze serie nel giro di poche ore.

Cos’è un ascesso dentale

Un ascesso dentale è una raccolta di pus causata da un’infezione batterica. Si forma quando i batteri colonizzano la polpa del dente (il tessuto interno ricco di nervi e vasi sanguigni), oppure i tessuti che circondano la radice o le gengive adiacenti. L’organismo reagisce all’infezione inviando globuli bianchi: il pus che si accumula è il risultato di questa battaglia tra sistema immunitario e batteri.

Non tutti gli ascessi sono uguali. I due tipi più frequenti sono l’ascesso periapicale, che origina dalla polpa necrotica di un dente cariato o traumatizzato e si raccoglie all’apice della radice, e l’ascesso parodontale, che si forma nella tasca gengivale in presenza di parodontite. Il trattamento dipende dal tipo.

Visita per ascesso dentale allo Studio Dentistico Dr. Luigi di Bari, Manfredonia

I sintomi: come riconoscere un ascesso

I segnali sono spesso chiari, ma la loro intensità varia in base alla fase dell’infezione:

  • Dolore pulsante e continuo, spesso intenso, che si irradia verso la mandibola, l’orecchio o il collo
  • Gonfiore della guancia o del tessuto gengivale vicino al dente coinvolto
  • Sensibilità estrema al caldo, al freddo e alla pressione (mordere fa molto male)
  • Febbre, a volte con brividi e sensazione di malessere generale
  • Alito cattivo persistente o sapore sgradevole in bocca (segnale che l’ascesso potrebbe essersi aperto parzialmente)
  • Linfonodi del collo o della mandibola gonfi e dolorosi al tatto
  • In alcuni casi, una piccola “bollicina” visibile sulla gengiva vicino al dente: è la fistola, un canale che il corpo ha creato per drenare il pus verso la superficie
Quando è un’emergenza vera. Se compaiono difficoltà a deglutire o ad aprire la bocca, gonfiore che scende verso il collo, difficoltà respiratorie, febbre superiore a 38,5°C che non scende o confusione mentale, non aspettare il dentista: vai al pronto soccorso. Questi segni indicano che l’infezione si è propagata ai tessuti profondi e richiede un intervento urgente.

La fistola: quando il gonfiore “sgonfia” da solo

Uno degli errori più frequenti è pensare che l’ascesso sia guarito quando il gonfiore si riduce improvvisamente. In realtà, quello che è successo è che la pressione ha superato la resistenza dei tessuti e il pus ha trovato una via di uscita, spesso attraverso una piccola fistola gengivale. Il dolore si attenua, la guancia si sgonfia. L’infezione, però, rimane attiva nell’osso o nella polpa. Il drenaggio spontaneo è temporaneo: senza trattamento l’infezione continua a progredire in profondità.

Cosa fare nell’attesa della visita

L’ascesso dentale va trattato dal dentista il prima possibile. Nell’attesa della visita, alcune misure possono ridurre il disagio senza peggiorare la situazione:

  • Assumere un antidolorifico da banco: l’ibuprofene è preferibile perché ha anche azione antinfiammatoria; il paracetamolo è alternativo se l’ibuprofene non è indicato. Rispettare i dosaggi indicati
  • Bere molta acqua fresca e mangiare cibi morbidi a temperatura ambiente
  • Evitare il caldo sull’area gonfia: niente borsa dell’acqua calda, niente impacchi caldi, niente bevande bollenti. Il calore favorisce la diffusione dell’infezione
  • Sciacqui con acqua tiepida e un pizzico di sale possono dare sollievo temporaneo
  • Non premere, forare o cercare di svuotare l’ascesso da soli
L’antibiotico non basta da solo. Il medico di base o il pronto soccorso può prescrivere un antibiotico per controllare la diffusione sistemica dell’infezione. Ma l’antibiotico non rimuove la fonte dell’infezione: se la polpa è necrotica o c’è una tasca parodontale infetta, appena si smette di prenderlo l’infezione tende a ripresentarsi. Il trattamento definitivo richiede sempre l’intervento del dentista sulla causa.

Come si tratta l’ascesso dentale

L’obiettivo del trattamento è duplice: drenare il pus ed eliminare la causa dell’infezione. Le opzioni dipendono dalla tipologia e dalla gravità.

Ascesso periapicale

Il trattamento di elezione è la devitalizzazione (terapia canalare). Il dentista rimuove la polpa infetta, pulisce e disinfetta i canali radicolari, e chiude il dente. In molti casi il drenaggio avviene attraverso il canale stesso durante la prima seduta: il dolore si riduce in modo significativo già nelle ore successive. Se l’ascesso è molto esteso o c’è un importante accumulo di pus, può essere necessario praticare un’incisione sulla gengiva per favorire il drenaggio prima di procedere con la terapia canalare.

Ascesso parodontale

In questo caso l’infezione origina dalla tasca parodontale. Il trattamento prevede il drenaggio dell’ascesso, la pulizia profonda della tasca (scaling e root planing) e, se necessario, la terapia antibiotica sistemica. Il dente di solito si può conservare se viene trattato in tempo e se il paziente segue poi un piano di mantenimento parodontale.

Quando è necessaria l’estrazione

L’estrazione è l’ultima opzione, non la prima. Si valuta solo quando la struttura del dente è troppo compromessa per essere recuperata, oppure quando il danno osseo parodontale è così avanzato da rendere impossibile la conservazione. Anche in questi casi, dopo la guarigione si può valutare la sostituzione con un impianto dentale.

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Si può prevenire l’ascesso dentale?

Sì, nella maggior parte dei casi. L’ascesso periapicale origina quasi sempre da una carie non trattata che ha raggiunto la polpa, o da un trauma dentale non gestito. L’ascesso parodontale origina da una parodontite trascurata. Le misure preventive sono le stesse valide per la salute orale in generale:

  • Controlli odontoiatrici regolari, almeno una volta l’anno
  • Igiene professionale ogni 6 mesi (o più frequente se indicato)
  • Spazzolamento corretto due volte al giorno e uso quotidiano del filo interdentale
  • Non rimandare il trattamento di una carie: una carie piccola si tasta in pochi minuti; una carie che ha raggiunto il nervo richiede la devitalizzazione
  • Segnalare subito al dentista qualsiasi trauma a un dente, anche se non fa male nell’immediato

Articolo scritto dal Dr. Luigi di Bari, Studio Dentistico a Manfredonia (FG). Ultimo aggiornamento: giugno 2026.

Domande frequenti

Le domande più comuni sull’ascesso dentale

No. L’ascesso dentale non si risolve spontaneamente. Il gonfiore può sembrare che diminuisca se l’ascesso si rompe da solo (fistola), ma l’infezione rimane attiva e continua a progredire. Senza trattamento il rischio è che si propaghi ai tessuti profondi. L’ascesso dentale richiede sempre una visita.

Ibuprofene per il dolore e l’infiammazione, acqua fresca, cibi morbidi a temperatura ambiente. Evitare il caldo sull’area gonfia perché favorisce la diffusione dell’infezione. Sciacqui con acqua tiepida e sale per un po’ di sollievo. Non premere né forare l’ascesso. Contattare il dentista il prima possibile.

L’antibiotico controlla la diffusione sistemica dell’infezione, ma non elimina la causa. Se la polpa è necrotica o c’è una tasca parodontale infetta, l’infezione torna non appena si smette l’antibiotico senza aver trattato la causa. L’antibiotico è un supporto al trattamento, non un’alternativa.

Vai al pronto soccorso se compaiono: difficoltà a deglutire o ad aprire la bocca, gonfiore che scende verso il collo, difficoltà respiratorie, febbre oltre 38,5°C che non risponde agli antidolorifici, o sensazione di grave malessere generale. Questi segni indicano che l’infezione si è propagata.

Nella maggior parte dei casi sì, se si interviene in tempo. L’ascesso periapicale si tratta con la devitalizzazione; quello parodontale con la pulizia delle tasche. L’estrazione si valuta solo quando la struttura del dente o il danno osseo sono troppo compromessi per permettere la conservazione.

Dopo il drenaggio e l’inizio del trattamento il dolore migliora sensibilmente entro 24–48 ore. Nelle prime ore dopo la seduta è normale avvertire ancora fastidio, gestibile con antidolorifici. Il gonfiore può impiegare qualche giorno in più a ridursi completamente. Se il dolore si intensifica dopo 48 ore, ricontatta il dentista.

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